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villa anticata

Cenni storici sul complesso architettonico dei Lucifero

 L’edificio dei Lucifero ci perviene, oggi, con un’impronta ottocentesca, costituito da: casa padronale propriamente detta, cappella di S. Nicolò e un edificio annesso di servizio, in cui erano previste funzioni di palmento, frantoio, rimessa per le carrozze, magazzini. La cappella fu costruita insieme alla villa e fu voluta sempre da Onofrio Baele, per sostituire l’omonima chiesetta, che si trovava nei pressi dell’attuale Faro di Capo Milazzo.

 Feudo dei Baele dal Seicento, la “Baronia”, denominata di S. Nicolò, ricopriva una vasta proprietà terriera di uliveti e vigneti di Capo Milazzo e diede il nome all’intera contrada dell’estremo del promontorio. Nel 1751, fu trasmessa per successione al nobile Paolo Lucifero.

 Micale e Petrungaro segnalano dal Settecento in poi una serie di interventi di restauro, di cui il primo ad opera del Barone Paolo Lucifero.

 Il Chillemi specifica che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento la villa fu restaurata in stile neorinascimentale e aggiunge che esiste una documentazione fotografica della costruzione prima dei lavori, che mostra un edificio in stile barocco dal carattere rustico, tipico delle costruzioni del Capo. Tale documentazione fotografica, tuttavia, non è riportata nella pubblicazione. Inoltre pare che, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, un Lucifero architetto, allo scopo di redigere il progetto di ristrutturazione, produsse egli stesso un rilievo della dimora di famiglia, stilando le piante dei vari piani dell’edificio, oltre che dettagli architettonici e decorativi. Le opere di ristrutturazione, tuttavia, a parte lo stile, non sembrano aver modificato le funzioni dei locali adiacenti (cappella ed edificio di palmento e frantoio).

 Nel 1963, per estinzione della famiglia, l’intera tenuta fu donata ad un Ente Morale costituitosi come Fondazione ad memoriam “Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò”, riconosciuto con DPR n°1167 del 4-7-1963.

 La Cappella fu lasciata in eredità alle “Discepole del Buon Pastore”; ciò fu disposto dall’ultima proprietaria Lucifero, per attivare un Orfanotrofio.

 L’edificio della villa conserva ancora decorazioni di chiara ispirazione toscana. Ciò è evidente in alcuni motivi decorativi, dove è presente il simbolo del giglio fiorentino.

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BIBLIOGRAFIA

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Giuseppe Piaggia, Nuovi studj sulle memorie della città di Milazzo e nuovi principj di scienza e pratica utilità , Palermo, Tipografia del Giornale di Sicilia, 1866; ristampato col titolo Memorie della città di Milazzo , Bologna, Atesa Editrice, 1982
AA.VV., Milazzo Barocca , Marina di Patti, Pungitopo editrice, 1980
Antonino Micale, Giovanni Petrungaro, Milazzo. Ritratto di una città. I luoghi, le memorie, l’arte, Milazzo , “La nuova provincia” Editore, 1996
Gabriella Tigano (a cura di), Ritrovamenti subacquei a Milazzo e il relitto di Punta Mazza , Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Milazzo, Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Messina, 1997
Franco Chillemi, Milazzo città d’arte. Disegno urbano e patrimonio architettonico , Messina, Edizioni GBM, 1999
Mario Crisafulli, Milazzonatura – ambiente, flora e fauna del territorio di Milazzo , Milazzo, Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo – Milazzo, Legambiente del Tirreno, 2003
 
 
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